"Il diavolo ha smesso di lavorare" è un libro di Ettore Gotti Tedeschi. Gotti Tedeschi è un banchiere molto "sui generis", cattolico fervente, umanista. Un po' solitario, riluttante a fare squadra. Quando nel 2009 lo chiamarono in Vaticano a presiedere l'Istituto per le Opere di Religione sposò l'incarico con la dedizione assoluta di chi "si fa eunuco per il regno dei cieli", nel caso specifico per ricondurre a virtù la dissoluta similbanca. E puntualmente nel 2012 l'hanno cacciato. Non dice da chi, nel libro. Perché in fondo si tratta di cosa secondaria. Mentre non è affatto marginale il convitato di pietra che incombe in ogni pagina, il diavolo, che Gotti Tedeschi chiama "il grande pensionato", perché è oggi così assediato dai "fan" che nemmeno ha più bisogno di lavorare per riempire l'inferno. Le radici vere del disordine mondiale, dice Gotti Tedeschi, sono morali e alla fin fine teologali.

 

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

 

I disastri dell'economia e dell'ambiente non sono cause ma effetti. Ma non c'è niente di triste né di rassegnato nelle sue parole. Perché se il diavolo se la spassa, c'è pur sempre chi continua a lavorare e a illuminare e alla fine a vincere, ed è la Divina Provvidenza, grazie alla quale misteriosamente ma infallibilmente tutte le cose "cooperantur in bonum". Dice Ettore Gotti Tedeschi : mi rendo conto che quello che dico parrà paradossale al lettore poco informato o sensibile a questi problemi, ma ci provo. Responsabile è la cultura gnostica, neomalthusiana e ambientalista che oggi pretende di chiedere al papa di intervenire. Per cultura ambientalista intendo quella che, con visione naturalista e panteista, considera l’uomo il cancro della natura, quello che la danneggia con i suoi consumi smodati e la sua indifferenza all’inquinamento prodotto da lui stesso, soprattutto se si sposa (con una donna) e fa figli. E più figli fa, più produce cause di degrado ambientale. Questa cultura ambientalista è ben accoppiata con la cultura neomalthusiana che negli anni Settanta-Ottanta, nel ricco mondo occidentale, produsse quel sentimento di antinatalità le cui conseguenze oggi sopportiamo. Ma perché responsabilizzo questo ambientalismo? Perché spingendo a non far figli, senza far crollare la crescita del PIL, ha automaticamente spinto proprio i consumi individuali. Per soddisfarli, però, l’Occidente ha delocalizzato le produzioni nei Paesi asiatici, al fine di comprimere i prezzi, accrescere il potere di acquisto dei consumatori e quindi far consumare sempre di più. Questi Paesi asiatici erano, diciamo così, molto meno sensibili e tecnologicamente preparati ai problemi ambientali; conseguentemente, con la scusa di proteggere l’ambiente si è peggiorato il degrado dello stesso. Per non inquinare facendo figli, si è maggiormente inquinato aumentando i consumi per compensare il crollo della natalità. Ma la mia sorpresa maggiore è vedere che ambientalisti neomalthusiani sono stati chiamati a lavorare sull’enciclica stessa. Per fortuna lo spirito del magistero è rimasto intatto, anche se la maggior parte degli osservatori ha faticato non poco a trovarlo o, piuttosto, a volerlo capire.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.