Prof. Antonio Maria Rinaldi , professore straordinario economia politica e Prof. Antonino Galloni, economista.

Evento del 13/4/2015 Dragona (RM) organizzato a cura dello Gruppo Attivisti Movimento 5 Stelle Roma Municipio X.

 

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Sono un europeista convinto ma non mi identifico in questa Europa. Un conto è l’Unione Europea e un’altra l’Unione monetaria. Ultimamente troppi fanno voluta confusione nell’accumunare l’Europa con l’euro, prendendo pretestuosamente per antieuropeisti chi combatte l’euro! E proprio per ristabilire l’ordine delle cose, mi sento talmente europeista da poter affermare serenamente che per poter salvare l’Europa bisogna urgentemente liberarsi dall’euro!

Gli attuali eurosostenitori sono proprio quelli invece che faranno naufragare, non solo la moneta unica nel peggiore dei modi, ma anche lo stesso concetto d’Europa. Se oggi in tutto il Continente europeo monta la protesta è proprio a causa dell’appartenenza ad una errata stessa area valutaria, nata con il pretesto di unire un mercato comune secondo l’assioma “one market, one money”, ma nella realtà per creare un subdolo sistema superiore di governo al fine di estraniare le democrazie dei paesi membri dai processi decisionali. Il mercato comune si è rivelato essere una farsa: in 22 anni di Maastricht non si è voluto uniformare neanche le aliquote IVA, conditio essenziale per l’effettiva libera circolazione di beni e servizi. Invece è accaduto qualcosa di diverso: giorno dopo giorno, i cittadini europei sono stati esautorati da qualsiasi diritto di rappresentanza, la maggioranza dei governi europei è stato completamente spogliato da qualsiasi strumento per poter contrastare la Commissione EU e da tutti i meccanismi tecnici predisposti ad hoc al fine di affidare al sistema delle regole sempre più rigide la conduzione monetaria comune, attivando un vero e proprio pilota automatico.

Si è completamente interrotto il collegamento democratico fra cittadinanza e Istituzioni e il potere è stato assunto da euroburocrati autoreferenziali non eletti i quali perseguono interessi non condivisi e smaccatamente di parte, avendo preferito affidare il consenso ai mercati e non ai cittadini per la certificazione della correttezza delle scelte di politica economica a supporto della sopravvivenza dell’euro.

Coloro i quali sostengono ingenuamente, o in modo complice, che i problemi dell’euro possano essere risolti con la vulgata del “più Europa” non comprendono, o non vogliono comprendere, che la via della revisione dei Trattati e dei Regolamenti non è perseguibile perché non produrrà alcun beneficio. Che potere contrattuale hanno i nostri rappresentanti se non riescono neanche ad ottenere di sforare dello 0,1% il rapporto deficit/PIL, quando per anni altri hanno fatto i loro comodi e la Francia viaggia attualmente oltre il 4% e la Spagna verso il 7%?

Da Maastricht ad oggi le regole di convergenza si sono sempre più irrigidite e la dimostrazione più evidente è l’adozione del Patto di Stabilità e Crescita e il meccanismo di tutela MES. Essi certificano la volontà di estraniare sempre più la volontà popolare dai processi decisionali affidandole al regime delle regole con un sistema punitivo che ricorda più i metodi usati nel medioevo che nella società civile. Chi ancora non ha compreso che sotto i nostri stessi occhi è stata modificata la natura stessa della moneta che sarebbe dovuta essere plasmata per andare incontro alle esigenze della realtà economica, mentre è la realtà economica che deve adeguarsi alla rigidità della moneta?

 

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